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 Verifiche

Sistemi Delta-S    Modello 1   Modello 2   Considerazioni   Assunto 1   Assunto 2

La trattazione bioingegneristica e biofisica della malattia, rende leciti i modelli teorici sviluppati (e le equazioni che li definiscono) solo a condizione che superino adeguate verifiche sperimentali, tali da convalidare nel modo piu' ampio e dettagliato possibile il sistema teorico proposto. Questo processo implica l'elaborazione di un adeguato test di controllo, che sia il piu' selettivo ed univoco possibile nell' interpretazione del risultato sperimentale come conseguenza di un preciso nesso causale con il principio esposto. Il test da utilizzare non poteva riguardare la guarigione di una patologia generica, ma doveva trattare un evento in cui fossero chiaramente determinanti gli aspetti energetici/entropici sia nell' etiologia che nell' eventuale processo riparativo. Una prima griglia di selezione e' stata sviluppata imponendo questi requisiti:

a) Evento da trattare non piu' suscettibile di normalizzazione o miglioramenti spontanei (irreversibilita' ) anche temporanei.

b) Condizioni di elevata entropia generale dell' organismo (difficolta' ulteriori nell' attivazione spontanea della riserva funzionale).

c) Possibilita' di osservare chiaramente l' evento e le sue variazioni, di espressione univoca del concetto di miglioramento, o ripristino dell' omeostasi, inclusa la variazione riscontrabile con metodiche tradizionali, anche dal punto di vista termodinamico.

La condizione a) e' stata soddisfatta scegliendo per il trattamento una cicatrice distrofica abnorme, conseguente ad un intervento di appendicectomia in peritonite eseguito nel '44. E' stata rilevante nella formazione di questa cicatrice la tecnica chirurgica usata in quel periodo, che non prevedeva l'utilizzo di punti di sutura, e contemplava la pulizia giornaliera della cicatrice con garze infiltrate nella ferita.

La condizione b) e' stata soddisfatta dall' eta' avanzata del soggetto .

La condizione c) e' stata rispetatta dalla visibilta' dell' evento, che ne ha permesso un attenta documentazione filmata.

Dal punto di vista termodinamico il processo riparativo (cicatrice distrofica) anziche' rigenerativo (restituzione ad integrum ) esprime in maniera estremamente chiara il concetto di "disordine" legato all' entropia, e di saturazione della riserva funzionale che non ha potuto provvedere ad una normale ricostituzione dei tessuti lacerati. Il lungo tempo intercorso tra la formazione della cicatrice ed il suo trattamento sperimentale (oltre 40 anni ), non lascia dubbi sulla stabilizzazione definitiva dell' evento riparativo/rigenerativo.

Il risultato e' stato concorde con le previsioni teoriche. Anche dopo tanti anni, l' introduzione di una variazione entropica negativa, ha permesso la quasi completa sostituzione del tessuto cicatriziale con tessuto normale (circa il 90%), intendendo con questo la completa rigenerazione di connettivo, epiteliale, ghiandole sudoripare, vascolarizzazione ecc.. Il risultato e' stato in seguito accettato, convalidato e presentato con pubblicazione al V World Congress of international Society of Dermatology.

Nuove conferme sono state ricavate dal trattamento di ustioni di terzo grado (16 anni di antecedenza), e varie forme cicatriziali determinate da interventi chirurgici o traumi (Biophysics-induced tissue regeneration. A pilot study using “Delta-S” Entropy Variation System on Burns Sequelae and Keloids. This work was awarded the Outstanding Paper Prize at the 19th Kumamoto Medical Bioscience Symposium: Cellular, Molecular and Genetic Aspects of Biological Response to Planned and Unplanned Injury, 7-8 November, 2002, Kumamoto, Japan).

Il risultato e' stato costantemente favorevole, definito da scomparsa e sostituzione della cicatrice con tessuto normale, per indici di rigenerazione che vanno dal 70 al 100% dell' estensione originale della cicatrice. A distanza di qualche mese dal trattamento, nel tessuto sano che ha sostituito il cicatriziale, si e' osservata la ricomparsa dell' attivita' pilifera. L'alta forma di riorganizzazione strutturale necessaria per questo tipo di risultati, rende evidente e visibile il concetto di "ordine" e di variazione favorevole dell' entropia biologica introdotta artificialmente dal sistema proposto, e conferma pienamente la trattazione teorica inizialmente esposta, il nesso causale con la terapia, la stretta dipendenza tra omeostasi e disponibilita' di energia, la possibilita' di riorganizzare i sistemi biologici anche a distanza di molti anni, modificando unicamente la variabile bioenergetica.


Altri elementi derivati dal Know-How acquisito

Esistono degli aspetti da considerare estremamente critici per la buona riuscita di questa terapia. I punti essenziali sono:

a) Il sistema utilizzato per la terapia non introduce materia, ma trasforma materia. E' chiaro che in questo caso specifico, il pur già conosciuto valore positivo di una adeguata alimentazione, diventa di fondamentale importanza.

b) Sono sperimentalmente critici i valori di HGB che non dovrebbero mai essere inferiori alla norma. Molti farmaci, anche di uso comune, sono in grado di interferire negativamente su questo aspetto, e vanno di conseguenza accuratamente evitati, od utilizzati per il minimo tempo indispensabile quando non e' possibile fare diversamente. La miglior strategia di associazione con l' allopatia, in caso di estrema necessita', e' sempre quella di brevi e potenti interventi mirati, avendo cura di scegliere il miglior rapporto rischio/beneficio, tenendo presente quanto segue:

1) E' possibile un aumento della biodisponibilita' del principio attivo, e quindi dei collaterali.

2) E' possibile un interferenza negativa della farmacotossiticita' nei meccanismi omeostatici ripristinati in condizioni "limite" per sostentamento artificiale della riserva funzionale ( Il DS aggiunto del farmaco non e' compensabile ) che garantiscono il benessere del malato.

c) E' sperimentalmente dimostrabile l' esistenza di un punto critico di entropia, superato il quale il sistema biologico sembra tendere alla stabilita', e minor dipendenza dalla terapia. Una brusca sospensione del trattamento prima che venga superato questo punto critico, e' potenzialmente in grado di provocare immediate
recidive.

 

 

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